Quaderno secondo/5.
Spinoza, un filosofo solitario.
 (Capitolo Nove del manuale di L. Ardiccioni, Filosofia, 2, G.
D'Anna, Messina - Firenze. La parentesi dopo la fonte di ciascuna
lettura contiene il rimando alla pagina di questo volume).
Introduzione. Il ritorno del pensiero sistemico.
Spinoza  il filosofo che, avendo recepito la novit della
Rivoluzione scientifica nel pensiero moderno, riporta ai massimi
vertici le potenzialit sistemiche della ragione. Il primo grande
filosofo in grado di esprimere tutta la forza e la sicurezza della
ragione sistemica  stato - come  noto - Aristotele, con la sua
elaborazione di un sistema onnicomprensivo (dalla metafisica, alla
cosmologia, alla fisica, alla psicologia, eccetera) (vedi Q.
primo/3, Introduzione, Il sistema). A partire da Aristotele fu
evidente che la tendenza ad elaborare sistemi  una delle
caratteristiche della filosofia, uno dei massimi obiettivi del
theoretiks bos.
Anche dopo la fine della Grecia classica e la crisi profonda da
cui nacquero le scuole ellenistiche, il pensiero sistemico
mantenne una sua presenza in particolare nei nuovo centri di
cultura come Alessandria e Pergamo, e nella filosofia di Plotino
(vedi Quaderno primo/4 e primo/6), e raggiunse grandi risultati
nelle scholae medioevali con la riscoperta di Aristotele.
La forza ed il fascino di questo tipo di pensiero sono dimostrate
anche dal fatto che, nonostante le tante critiche rivoltele per
secoli, la metafisica aristotelica dominava ancora nelle
universit del Seicento. Ma proprio nel secolo diciassettesimo la
scienza moderna demol quella fisica, e ancora di pi quella
cosmologia che Aristotele aveva inserito nel suo sistema
onnicomprensivo. E quando parti di un sistema vanno in crisi, esso
ne risente nel suo insieme: la crisi del sistema aristotelico era
inevitabile.
Cos dopo duemila anni tramontava la metafisica aristotelica
travolta dalla crisi epocale, che aveva colpito con la nascita
della scienza moderna le certezze del mondo antico e medievale.
Verso la fine del secolo diciassettesimo, sia pure incontrando
molte resistenze, la nuova metafisica cartesiana cominci a
sostituire quella aristotelica anche nell'insegnamento scolastico
(cio nelle universit), che come al solito  il pi restio a
recepire le novit.
La nuova metafisica era nata ispirandosi al metodo elaborato dagli
scienziati nel campo della philosophia naturalis: un metodo che
offriva una sicurezza pari alla precisione del linguaggio
matematico, di cui si serviva per rendere noti i risultati delle
ricerche e delle scoperte.
Galilei aveva affermato che  possibile giungere alle verit
ultime (alle essenze) in quel campo specifico che era proprio
della "filosofia naturale". Se lo scienziato poteva arrivare a
tanto, anche il filosofo, se si fosse incamminato sulla stessa via
- se avesse cio adottato un metodo il pi possibile simile a
quello scientifico - avrebbe avuto aperta la strada verso un
sapere ultimo, epistemico.
Crollata la vecchia metafisica era possibile costruirne un'altra
sulle solide fondamenta della nuova fisica. Il fascino del
metodo scientifico riempiva il cuore di molti filosofi di grandi
speranze. Su questa via si era incamminato Descartes con il suo
progetto di realizzare una mathesis universalis. Ma egli non aveva
ancora adeguatamente sfruttato tutte le potenzialit del nuovo
metodo: aveva lasciato molti problemi ancora aperti, dal dualismo
fra res cogitans e res extensa alla teologia razionale. Baruch
Spinoza, continuando sulla strada aperta da Descartes, tent di
risolvere i problemi che avevano avuto una soluzione inadeguata e
di elaborare un sistema perfetto in ogni sua parte.
